Come ben saprete, l’Italia, nonostante la sua storia millenaria, esiste in quanto nazione da relativamente poco tempo. Prima dell’Unità, la penisola era un insieme di moltissimi piccoli stati che nel corso dei secoli hanno visto i loro confini messi spesso in discussione, subendo contaminazioni frequenti da svariate culture, interne ai nostri attuali confini e non.

La caratteristica del nostro popolo, a mio avviso, più affascinante, è proprio questa capacità di assimilare tratti culturali, abitudini e costumi, di coloro che hanno dominato, nel corso della storia, i nostri territori, uscindone di volta in volta più evoluti e arricchiti.

Questa nostra attitudine è chiara e visibile in tutte le forme di espressione artistica che caratterizzano le nostre bellissime città. A Trieste questo concetto è lampante, esce fuori prepotentemente nella sua architettura, nella quotidianità di chi la vive ed in modo particolare nella sua cucina. 

Panorama del lungo mare di Trieste ©Paola Kervin

Panorama del lungo mare di Trieste   –    ©Paola Kervin

Essendo una delle città di frontiera per eccellenza mantiene tutte le caratteristiche che abbiamo nominato, inoltre possiede un fascino storico e romantico, possibile solo ad un territorio così ibrido e pregno di mescolanze.

Trieste è maestosamente austroungarica, poeticamente italiana, fascinosamente slava.

Una città che ha cambiato bandiera molte volte (l’ultima solo nel 1954 quando si è unita definitivamente all’Italia), che vanta uno scenario atipico rispetto alle altre città di confine, distribuendosi su un lembo di terra tra montagna e mare.

 La domanda che affiora più facilmente quando si parla di Trieste riguarda sempre le condizioni climatiche, il freddo, la bora, la neve.

Effettivamente in certi periodi dell’anno può non essere la città climaticamente più accogliente del mediterraneo (anche se vi garantisco che trovarsi per strada con la bora a 100 km/h è comunque un’esperienza affascinante).

Quando però il clima è mite , la città esplode di vita, di manifestazioni, di giovani, di aperitivi ed è persino una località  balneare; è veramente difficile non sentirsi coinvolti dal paesaggio del genere; una città arrampicata sui monti che sprofonda dolcemente nel mare.

Ponte Umberto I

Canal Grande

Sponde del Canal Grande

Castello di Miramare

Castello di Miramare

Piazza dell'Unità d'Italia

Piazza Unità all'ora blu

02.
Trieste e il Mare

In questo primo articolo su Trieste, inizieremo parlando  del suo primo volto: quello di storica città portuale, dei quartieri pedonali costruiti su ex-saline, dei moli e del suo piccolo canale (chiamato “Canal Grande”), che consente alle palazzine di marmo di specchiarsi nell’acqua.

Il primo impatto che si ha con Trieste è proprio col suo mare: infatti per arrivare in città dall’autostrada, dopo aver attraversato il Carso, si deve percorrere una lunga e tortuosa strada costiera che regala scorci meravigliosi di tutto il golfo.

Tramite questa strada litoranea si arriva nella zona urbana; noterete che, superata la ferrovia, l’orizzonte del mare verrà man mano coperto dalle decine di alberi delle barche attraccate al porto.

Proseguendo con pazienza sul trafficato lungomare, inaspettatamente la città regala il suo gioiello più luminoso: la meravigliosa e impareggiabile piazza dell’Unità d’Italia, con i suoi imponenti edifici austroungarici  che poco vi ricorderanno il nostro amato Paese.

Scorri per guardare tutte le foto | Piazza dell’Unità d’Italia, Trieste   –   ©Paola Kervin

Ora siete nel cuore della città e da qui potrete muovervi a piedi in tutte le direzioni per cominciare la vostra esplorazione. Innanzitutto, a mio giudizio, dovrete immergervi nella luce della illuminazione serale di questa grande piazza. Dando le spalle al mare, sulla vostra sinistra, ai piedi di Palazzo Stratti, non potrete non notare il bellissimo Caffè con decine e decine di tavolini all’aperto come da tradizione austriaca (si può rimanere stupiti dalla quantità di tavolini che si incontrano per le strade, considerata la fama di città fredda e ventosa); questo pezzo di storia risalente al 1839, è il “Caffè degli Specchi”, un bar storico triestino. Potrete godervi un thè seduti all’esterno osservandone l’eleganza irreale, pensando a quanti eventi ha vissuto questa piazza negli ultimi 200 anni; oppure potrete entrare all’interno e godervi la musica del pianista mentre assaggiate uno dei tipici dolci triestini, come era abitudine dei letterati dei secoli scorsi tra cui Italo Svevo, Joyce e Saba, che potrete incontrare riprodotti in bronzo mentre passeggiate tra i vicoli del centro (esperienza che personalmente faccio fatica a descrivere).  

Scorri per guardare tutte le foto | Piazza dell’Unità d’Italia illuminata, Trieste   –   ©Paola Kervin

A questo punto, vi consiglio di godervi una piacevole passeggiata sul molo Audace, poco più avanti di piazza Unità, magari al tramonto, e di guardare l’accensione delle luci della città immersi nel silenzio del mare.
Inoltre, se sarete curiosi, potrete dare un’occhiata alla rosa dei venti in bronzo, posta sul culmine del molo, su cui sono segnate le direzioni di tutti i venti, compresa la tanto temuta bora. 

Umberto Saba scrive di questo molo:

«Per me al mondo non v’ha un più caro e fido
luogo di questo. Dove mai più solo
mi sento e in buona compagnia che al molo
San Carlo, e più mi piace l’onda e il lido?»

(Umberto Saba, Il molo, vv.1-4)

Scorri per guardare tutte le foto | Il  lungomare di Trieste   –   ©Paola Kervin

Dopo aver goduto di questa pace, è senza dubbio arrivata l’ora di buttarsi nelle maestose e austere vie brulicanti di gente del Borgo Teresiano. 

Potrete entrare in questo quartiere dalle vie ortogonali (appunto perché costruito su vecchie saline), percorrendo il Canal Grande, navigabile con tante barchette li attraccate. Sullo sfondo troneggia la bellissima chiesa di Sant’Antonio dove si può incontrare uno spensierato James Joyce dalla carnagione lucida che attraversa uno dei ponticelli. 

Scorri per guardare tutte le foto | Canal Grande, Trieste   –   ©Paola Kervin

Se vi capitasse di trovarvi in questa zona la mattina, vi segnaliamo un’altra tappa obbligata: sotto la chiesa, troverete un altro vecchio caffè triestino, il “Caffè Stella Polare”, dove, trascinati dal profumo di dolci appena sfornati, avrete modo di assaggiare i cornetti più buoni che mai abbiate mangiato. 

A questo punto potrete decidere di esplorare le vie adiacenti al canale; andando in direzione di piazza Unità, potrete immergervi nella frenesia pomeridiana di queste stradine pedonali, indugiando sulle decine di bar e caffè o dedicandovi allo shopping. 

Scorri per guardare tutte le foto | Vita quotidiana a Trieste   –   ©Paola Kervin

Infine non possiamo non parlare del castello di Miramare, il vero gioiello di Trieste. Come capirete dal nome, si tratta della residenza di Massimiliano d’Asburgo e della sua sforunata consorte, morta pazza dopo  che Massimiliano fu mandato a morire come imperatore del Messico nella seconda metà dell’800. Il castello si trova collocato su di uno sperone del Carso che si protende sul mare, appena fuori città. Se siete a Trieste e avete poco tempo, rinunciate a tutto ma non al Castello di Miramare: si può visitare internamente (è ancora completamente arredato, compresi i suppellettili, come fosse stato abbandonato da poco) ed è circondato da uno dei più bei giardini all’italiana di tutta la penisola, con labirinti, percorsi che si arrampicano sulla montagna con piante di ogni tipo… degno di una vera reggia. Per non dilungarci, lascerò parlare le foto, che siamo sicuri vi convinceranno più delle nostre parole.

Scorri per guardare tutte le foto | Castello e giardini di Miramare, Trieste   –   ©Paola Kervin

03.
Trieste e la cucina di pesce

Ovviamente non possiamo lasciarci scappare l’occasione di parlare del cibo di Trieste. Se tutte queste contaminazioni si sono così fortemente radicate nella cultura della città, figuriamoci come si è evoluta la loro tradizione culinaria!

Anche in questo caso dovremmo parlarne in più articoli, per non perdere niente.

Dato che ci siamo persi a passeggiare tra i moli e i canali di questo luogo magico, ci sembra giusto parlarvi della cucina di pesce che potrete assaggiare nelle decine di ristoranti in tutta la città.

Se non amate cucine pesanti o internazionali, allora la cucina di mare triestina potrebbe fare al caso vostro. Infatti i piatti di pesce che potrete assaggiare a Trieste si ricollegano direttamente alla tradizione veneta, con sapori forti e decisi e piatti spesso elaborati. Per quanto possano sembrarvi uguali a quelli che potete mangiare in Veneto, vi consigliamo di provarli sia per l’altissima qualità del pesce locale, pescato a km 0 nei vari porti e porticcioli nei dintorni, sia per le diverse sfumature e varianti che vengono proposte sulle tavole dei ristoranti.

Assolutamente imperdibili sono i primi con scampi e nero di seppia, o il tipico “Brodeto” per assaggiare il pescato locale del giorno. Oppure potrete provare la grande varietà di piatti a base di molluschi, crostacei o pesce tipico dei mari freddi elaborati in vari modi: il baccalà mantecato o al pomodoro, le “canocie” o gli scampi alla busara, oppure, per gli amanti delle cipolle, i fantastici sardoni in “savòr”.

Per provare questi piatti vi indichiamo due posti, dove noi siamo rimasti davvero soddisfatti. Il primo ve lo consigliamo se siete amanti delle trattorie nostrane, dove mangiare il pesce appena pescato senza troppi fronzoli, cucinato così come vuole la tradizione. Si chiama “Trattoria Al Pescatore”, l’ambiente è semplice ma accogliente, il personale cordiale e se vi trovaste lì per pranzo, appena finito di mangiare, vi basterebbe attraversare la strada per rilassarvi un po’ sul mare o in pineta. Inoltre ha una posizione strategica se dovete visitare il Castello di Miramare.

La seconda invece è per chi vuole provare qualcosa di nuovo e moderno, senza mangiare troppo. Piccolo e arredato in maniera minuziosa come se fosse un appartamento, per sentirsi ancora più a casa, “SaluMare” è un locale per chi vuole farsi un aperitivo o mangiare qualcosa al volo. Si ordina al banco, non a caso si chiama Salumare, tra una selezionata scelta di piatti (ottime le tartine miste con il baccalà mantecato) rigorosamente a base di pesce fresco, che si consumano su uno dei pochi tavolini alti all’interno o esterno del locale.

Per chiudere questo lungo post, vi consigliamo un buon vino bianco come il “Malvasia d’Istria” da abbinare ai piatti di pesce, oppure, un vino rosso come il “Terran del Carso”, così peculiare grazie alla  mineralità conferita all’uva per la particolare e unica composizione calcarea del terreno di zona.

Trieste   –   ©Paola Kervin

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